Giannini era amato, incondizionatamente, da tutti. Nato a Roma nel quartiere Trieste, dove il padre Ermenegildo gestiva un bar, all’età di tre anni si trasferisce con la famiglia a Frattocchie. Giannini era il faro di una Roma che in quegli anni era una fede piena di dogmi. Molto genuino. Romano e romanista, talentuoso ma con un’ambizione forse esagerata per le sue possibilità, in Giannini c’è ogni ingrediente del melodramma tipicamente giallorosso, che infatti non avrebbe tardato e realizzarsi. Mio padre mi aveva regalato una action figure di Giannini, pezzo quasi introvabile di una serie che la IP aveva lanciato in occasione delle Notti Magiche, che conservavo come un simulacro. Giannini scende in campo al posto di Falcao e segna un gran gol, con un esterno destro in corsa dopo un’incursione di 50 metri, che vale il pareggio. Ma Perinetti si intromette nella trattativa e convince il presidente dell’Almas, proprietaria del cartellino, a fargli fare un provino a Trigoria, dove incontra «quei grandi giocatori che fino al giorno prima avevo visto. Ma Perinetti si intromette nella trattativa e convince il presidente dell’Almas, proprietaria del cartellino, a fargli fare un provino a Trigoria, dove incontra «quei grandi giocatori che fino al giorno prima avevo visto solo sulle figurine». Era lui il presidente quando segnai tre rigori a Marchegiani?». Noi possiamo coesistere», dice con un moto di stizza che vuole far passare per modestia, senza riuscirci granché. Se il Principe avesse abdicato il regno decadente di una Roma ridimensionata dopo i fasti imperiali, non lo avrebbe trovato un posto dove ricoprire un ruolo nobiliare magari diverso, meno prestigioso, ma con sudditi e lacché più accondiscendenti? Giuseppe Giannini muove i primi passi nell’Almas, scoperto da Naim Krieziu, con Amos Cardarelli allenatore. Giuseppe Giannini e Francesco Totti (foto di Instagram) Era il 2004 e la Roma era nei guai. : «Quando ci danno un rigore che facciamo noi? La Roma ospita il Cesena, Giannini entra in campo a una quarantina di minuti dalla fine. Totti began to play youth team football at the age of 8, with Fortitudo, later joining SMIT Trastevere and Lodigiani. Nils Liedholm lo fa esordire nel 1982, un pomeriggio di fine gennaio. Un autre évènement marquant survient en 1987 et participe à faire de Giannini une légende de la Roma. Se Totti è stato “la Roma”, come recitava la coreografia della Sud nel giorno del suo addio, Giuseppe Giannini è stato, più di ogni altro, il “tifoso della Roma”. La Roma, nella stagione che sarebbe seguita, avrebbe vinto la Coppa Italia ma perso lo scudetto. È mezzala, incursore, rifinitore. Per tutta una serie di pensieri che – come spesso accade quando si parla di Roma – o ruotano intorno alla parola quasi, o non sono. Per quella partita. Per colpa sua, o semplicemente per sfortuna, o per una disgraziata congiuntura astrale. Roma-Slavia Praga. Ricordando il più grande genio del calcio mondiale. «Qualche giorno dopo quell’errore giocai un derby con gli Allievi Nazionali e feci una grandissima partita», racconta. Giuseppe Giannini is an Italian former professional footballer who played as a midfielder. En août 1983, il signe sa première licence à la Fortitudo. Storia di quando il Cile provò a truffare il Brasile. Giuseppe Giannini made his first steps as a footballer playing for Rome-based club Almas, where he was discovered by Naim Krieziu and coached by Amos Cardarelli. Quando ne mancano solo 4, per un malinteso proprio con Falcao, il Cesena riesce a rubare palla e innescare il contropiede che porta al gol dell’inattesa vittoria. Carriera Giocatore Club. Quand on évoque l’AS Roma, un nom vient immédiatement à l’esprit, celui de Francesco Totti. Per quindici stagioni calciatore simbolo della Roma, di cui è stato per anni capitano e numero dieci dell’Italia di Vicini. Giannini era coscienzioso. Le capitano est devenu l’emblème de la Louve. Era il 19 Marzo: la festa del papà, la festa di San Giuseppe. Roma ti illude, ti rintontolisce: il fatto di essere romanisti, e indossare un numero pieno di epica, con la fascia da capitano al braccio, fa diventa la cosa simile a una psicopatologia: nessuno scappa dalla sua gabbia, se le sbarre sono fatte d’oro. Per quindici stagioni calciatore simbolo della Roma, di cui è stato per anni capitano e numero dieci dell’Italia di Vicini. Il Divino. Ci sono tutti i presupposti, insomma, affinché il vascello vada alla deriva. Il rigore sbagliato nel derby. Anche il calendario gregoriano si era prostrato all’apparecchiatura della mistica. «Da Napoli a Roma, anzi a Marino, dov’era la sede del nostro ritiro, in un silenzio cimiteriale» racconta cercando di razionalizzare la delusione che per lui, come per tutta la generazione di talenti che Vicini aveva cresciuto nell’U21, rappresentò Italia ‘90, specie per la maniera in cui si erano fatti sfuggire un titolo che sembrava destinato loro. Per colpa sua, o semplicemente per sfortuna, o per una disgraziata congiuntura astrale. Quando alla vigilia della gara di andata con lo Slavia Praga la Roma, a Parma, non riesce a pareggiare proprio per colpa di un rigore sbagliato al ‘90 da Giannini, il presidente. Così come in campo, anche fuori dal rettangolo verde Il Principe è sempre stato umorale, bizzoso, rancoroso: quando Ciarrapico tentennava nel rinnovargli il contratto, Giannini, sempre suscettibile, rispondeva: «Al momento di rinnovare i fischi dell’altra sera peseranno nella mia decisione» (si riferiva ai fischi ricevuti nella brutta partita giocata in casa contro il CSKA Mosca, in Coppa delle Coppe). Grande commozione all’estremo saluto al papà del “Principe” Giuseppe Giannini, “Gildo”; circa 150 persone hanno voluto salutare l’ex dirigente giallorosso (ai tempi di Viola, ndr), deceduto al Santa Lucia dopo che il 27 maggio era stato trasportato nella struttura per … In quegli anni di crescita, che lo porteranno a restare nell’ombra nell’anno dello Scudetto per poi tornare in prima squadra solo con l’avvento di Eriksson, Giannini matura una declinazione personale del ruolo di 10: da ultimo rifinitore si fa fulcro della manovra, una specie di enganche sublime e disperato, come una milonga, perfetta per cantare la sua disgrazia, che in fin dei conti resterà sempre quella di aver giocato in una Roma distante dalla vittoria del Campionato, perenne sconfitta, zattera spesso alla deriva. , ha un moto di disappunto. Ad 82 anni è venuto a mancare il papà di Giuseppe Giannini. Non è un mediano, ma neppure un regista dai tempi compassati e il fisico fragile. Rivera gli regala la maglia numero 10, e Giuseppe è quasi convinto di accettare. Quella del Principe è una riottosità tutta romana, naif come il gesto di togliersi la maglia e sventolarla, mostrando la maglia della salute indossata subito sotto. Strappano zolle, divelgono i pali della porta, abbattono la traversa. Magari era solo la delusione a parlare per lui. Parla al microfono abbracciato a Bruno Conti, che ha un’espressione più imbarazzata che rattristita, e Francesco Totti, che invece è glaciale e forse sta già pensando alle ragioni del campo, a quanto dovrà sobbarcarsi il peso della croce l’anno successivo per sovvertire le gerarchie capitoline (e ci riuscirà). Se c’è una figura più romantica e triste di un Principe è quella di un Principe Senza Corona. In questo contesto così totalmente avverso, Giuseppe Giannini sceglie – non poteva prevederlo, ovviamente, ma il destino ha fatto di tutto per assecondare ogni suo talento innato per la melancolia – di giocare la sua partita d’addio, dopo tre anni passati fuori da Roma, allo Sturm Graz (e vabbè), al Napoli e al Lecce (queste ultime due maglie, per qualcuno rappresentano un tradimento imperdonabile). La partita d’addio del Principe. Francesco Totti et Daniele De Rossi, ... Giuseppe Giannini, Sebino Nela ainsi que toute l'équipe de jeunes du club (la Roma Primavera) [23]. Noi possiamo coesistere». . Giuseppe Giannini era un fuoriclasse, un giocatore pieno di estro, di talento, o semplicemente un atleta molto bravo a. della sua carriera e in grande spolvero, reduce da una delle delusioni più grandi della sua vita e spogliato dalla chioma fluente come un Sansone ridotto all’inoffensività. Le jeune Giuseppe né à Rome en 1964 va commencer à taquiner le cuir dès son plus jeune âge, avec des équipes paroissiales, puis en 1978 à l’ALMAS Roma, l’équipe évolue alors en Serie C2. Des qualités qui lui ont valu un surnom « Il principe ». . Il Principe, che è ormai in aperto conflitto con pressoché tutto – la presidenza, la tifoseria. Francesco Totti. Nazionale Italiana 1990 . Storie di pallone ma anche no" (Piano B, 2012). Il debutto in società avviene nel 1984, subito dopo la cessione di Di Bartolomei: nell’anno in cui la Roma perde Il Capitano comincia la coltivazione di Il Prossimo Capitano. Il Principe, quel giorno, si fa Re: però, poi, viene anche ammonito, ed è un giallo pesantissimo perché il Capitano era diffidato, e non potrà quindi essere in campo nella partita successiva con l’Inter. La prima la perde contro l’Inter, in un doppio confronto chiuso con i rimpianti che hanno il suono sordo del palo colpito da Rizzitelli; la seconda la vincerà, contro la Sampdoria. E invece, rivedendola oggi attentamente, quella partita, non riesco a provare gli stessi sentimenti, la stessa compassione sul palo che sarebbe potuto valere la coppa per i giallorossi, e la gloria sempiterna per il Principe. «No, perché vice? : «Non per essere banale, ma vorrei cominciare a vincere qualcosa». Per tutta una serie di pensieri che – come spesso accade quando si parla di Roma – o ruotano intorno alla parola, Il giorno successivo i giornali titoleranno: «I Signori hanno vinto e i Principi sono scesi dal trono. La sua girata respinta, e poi il tocco sgraziato di Schillaci sono i frames consegnati alla storia. Il giorno dopo la Roma affronta il Pisa in casa: perderà 2-0 dando l’impressione di non essere proprio scesa in campo. La stagione successiva, tra Bianchi e Giannini qualcosa però deve essere successo, perché nel mese di Febbraio del ‘92 l’allenatore gli toglie la fascia da capitano per affidarla a Voeller, e poi a Sebino Nela. La Lazio vince lo Scudetto, il presidente Sensi è contestato duramente. Je l’ai connu et il m’a appris beaucoup de choses. Con Liedholm in panchina, e la fascia al braccio, nella stagione 87-88 Giannini si declina in un’altra interpretazione ancora, quella di seconda punta e trequartista: segna 11 gol, è il quarto marcatore della Serie A dopo Maradona, Careca e Virdis, ma prima di Vialli, Gullit e Altobelli. A undici anni dalla sua morte, parlare di depressione nello sport è ancora un tabù. Giuseppe Giannini, Bruno Conti, Francesco Totti, Daniele De Rossi et dans une moindre mesure Alessandro Florenzi.